mercoledì 3 novembre 2010

Annuncio Vincitrice – Concorso #1 Essence Cosmetics Denim Wanted Trend Edition

Eccoci finalmente dopo 4 settimane all'annuncio della vincitrice del concorso Essence Cosmetics Denim Wanted Trend Edition

concorso1-essence-make-up-denim-wanted-limited-edition-smalti-ombretti-duo-eyeshadow-braccialeNonostante le regole un po' macchinose avete partecipato in tante, tutte con bellissime recensioni, volevamo dunque ringraziarvi; una di voi ci ha scritto "Grazie per la possibilità offertaci nel poter esprimere una nostra opinione", ma questo ringraziamento è sinceramente immeritato, siamo noi che invece dobbiamo ringraziare voi per averla espressa!


Ogni singola recensione ci ha fatto rivalutare qualche opera, ci ha fatto venire la curiosità di conoscerne altre, ci ha fatto commuovere; insomma, il premio è uno solo e andrà a una sola di voi, ma per tutte le altre partecipanti ci sentiamo in dovere di dire che il vostro lavoro non è stato fatica sprecata, ha incontrato la nostra curiosità e il nostro più vivo interesse ed è stato un efficace inpunt per l'arricchimento culturale, per cui grazie di cuore!

E' per questo motivo che leggendo le vostre recensioni abbiamo capito da subito che la scelta si sarebbe preannunciata molto difficile; infatti da tutte traspare il vostro genuino punto di vista, l'amore o l'emozione provata per quella particolare opera, le riflessioni che vi ha suscitato, la voglia di consigliarla a qualcuno.
Eppure una recensione che ci ha colpito in particolare, tra tutte coloro che hanno seguito le regole, e che quindi abbiamo nominato vincitrice; ci riferiamo alla recensione del film Lost in Translation di Luisa Lemma.
Complimenti! Hai vinto il premio in palio ^___^

La motivazione: una recensione che ci ha inizialmente colpito (negativamente) per la sua lunghezza, ma successivamente ci ha impressionato per la sostanza; un insieme organico e coerente di riflessioni sul film, sui significanti intrinsechi dello stesso e che a una prima (ma anche seconda) visione non si riesce a cogliere, forse per mancanza di quelle conoscenze che invece nella recensione vengono espresse con una linearità e semplicità tali da risultare addirittura interessanti anche per i non addetti ai lavori. Un piccolo trattato che ti fa rivalutare il film dotandolo di una "nobiltà" intellettuale dapprima insospettata o non ben colta e che ti aveva fatto inappellabilmente bollare il film esclusivamente come "noioso".

Ma non c'è motivazione che tenga di fronte alla recensione stessa; data la lunghezza ne incolleremo solo due estratti, ma sicuramente potrete apprezzare la validità e concordare con noi che Luisa si è meritata il premio ;)

Buona lettura!
Lost in translation è un film della giovane trentaduenne e figlia d’arte Sofia Coppola uscito nel 2003 con inaspettato stupore dopo l’esordio della regista con il film drammatico “Il giardino delle vergini suicide” uscito qualche anno prima.
Già la scelta del titolo del film (che nella versione italiana è stato tradotto, forse anche inopportunamente data la “banalità” della trama, come “L’amore tradotto”) potrebbe anticipare almeno in parte il messaggio a cui la regista vuole sottoporre la nostra attenzione. Esplicitamente infatti ci preannuncia che qualcosa, e perché no qualcuno, andrà “perduto” o si “perderà” nella “traduzione”. Ma nella “traduzione” di cosa?
La risposta al quesito viene data allo spettatore durante le prime scene del film in cui si intravede la spettacolarità della magnificenza della metropoli nipponica di Tokyo: la città nipponica, infatti, non viene presentata come la vera essenza del Giappone, ma solo come una grande e dispersiva città, dove le luci regnano incontrastate e dove vengono offerti solo piccoli frammenti della cultura orientale. Lo stereotipo iniziale è quello di una città vista come una giungla fatta di luci, palazzi altissimi e cemento, una realtà estremizzata e così apparentemente lontana dalla nostra occidentale.
Ma la giovane Coppola indurrà  lo spettatore attento a fare un’ulteriore riflessione mediante gli occhi del protagonista: la metropoli orientale vista attraverso gli occhi di un uomo occidentale trasportato da un taxi non è poi così diversa da quella da cui lo stesso proviene.
[...]
A mio parere però la visione dei due protagonisti è solo una visione da turista, ben diversa da quella che avrebbe uno straniero se si dovesse trovare a vivere la quotidianità giapponese, ogni giorno a contatto con quella cultura e quella gente: i due protagonisti, infatti, al di fuori di alcuni momenti non entrano in contatto con gli abitanti della città, se non per quella serata passata in loro compagnia. Anche in quell'occasione però la rappresentazione è piuttosto occidentalizzante: è una realtà quindi molto simile alla nostra, una realtà che avvicina e che non allontana.
Lo sguardo alla città è quello di due personaggi benestanti, che si trovano a dover vivere in terra straniera e per questo si isolano e fanno una comunità a sé. Questo è dovuto principalmente al problema della lingua, alla completa diversità di suoni e di grammatica.
L'occhio dello straniero a Tokyo è quindi un occhio da turista un po' snob, che cerca in qualsiasi modo di ricercare dei tratti comuni con la propria cultura, senza sforzarsi troppo di entrare e di capire i meccanismi che regolano la cultura nipponica e dove raramente si può scontrare con la cultura principale: la vita del turista è quella in lussuosi hotel, locali esclusivi e i pochi giapponesi che si incontrano hanno di giapponese solo i tratti fisici, ma sono immersi ormai nella cultura occidentale.
[...]
Luisa, puoi contattarci entro 7 giorni per comunicarci il tuo indirizzo per la spedizione.

Grazie a tutte, a presto!

3 commenti:

Complimenti tesorina! <3 E complimenti a voi per il concorso!!

Ma grazie!!! =))))) Wow sono troppo felice!!!

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